Far partire una lavatrice a distanza con un’app, spegnere le luci di casa dallo smartphone, regolare il termostato tramite sms, serrature che avvisano in tempo reale di aperture non autorizzate. La casa intelligente sta diventando una realtà in crescita anche in Italia grazie alla diffusione di dispositivi connessi, il cosiddetto Internet delle cose. Nel nostro Paese questo mercato vale 250 milioni di euro, il 38% degli italiani già possiede nella propria abitazione un oggetto collegato alla rete ma non nasconde i timori per la privacy, con i propri dati che viaggiano su una ulteriore corsia web.
A fare il punto della situazione italiana è una ricerca sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet Of Things della School of Management del Politecnico di Milano. Un italiano su tre possiede già un dispositivo smart per la casa, le start up offrono oltre metà dei prodotti in vendita, il 30% degli acquisti avviene online.
A trainare il mercato in Italia i dispositivi per la sicurezza (videocamere di sorveglianza), seguono caldaie e termostati connessi, poi elettrodomestici che si controllano con app e smartphone. Le principali barriere ancora da superare nella “Smart home” sono l’installazione dei prodotti e le preoccupazioni per la privacy.
Il 73% delle oltre 370 soluzioni per la casa connessa censite dall’Osservatorio, infatti, dovrebbe poter essere installato in autonomia ma alla prova dei fatti spesso l’utente deve rivolgersi ad un installatore specializzato con costi aggiuntivi. E cresce la sensibilità nei confronti di privacy e cyber sicurezza: il 51% dei consumatori è restio a condividere informazioni personali, mentre il 72% è preoccupato per i rischi di accesso degli oggetti connessi da parte di malintenzionati.
«È importante che le aziende anticipino già in fase di progettazione le problematiche di sicurezza, per poi lanciare sul mercato prodotti smart con un minor rischio di vulnerabilità rispetto ad eventuali attacchi esterni» spiega Angela Tumino, direttore dell’Osservatorio Internet of Things.