Anche nella casa dell’era digitale l’anima merita di avere una sua stanza. Un luogo agli altri invisibile, uno spazio minimo in cui sentirsi protetti. Poi c’è la dimora progettata per far passare il mondo e quella inventata da chi se la deve creare dove una casa non ce l’ha e forse non l’avrà mai. Ruota attorno al nuovo concetto dell’abitare la mostra “999 – Una collezione di domande sull’abitare contemporaneo”, alla Triennale di Milano fino al 21 aprile. Non è una rassegna sulla casa del futuro, perché, come ha detto il suo curatore Stefano Mirti, «nel futuro ci siamo già». E neppure una esposizione di soluzioni abitative o di arredamento. Ma è una grande indagine sul nuovo concetto di casa, di abitare, di senso di dimora nell’era tra mondo fisico e mondo digitale. Con proposte artigianali e di laboratorio, di manifattura digitale e rispetto dell’ambiente.
 «E’ una mostra che parte da 3 grandi innovazioni – ha spiegato Mirti – quella tecnologica, di costume e del concetto stesso di famiglia e quindi di casa». Aperta da un’installazione Edison, partner della mostra, con le domande a cui la nuova casa dovrebbe dare delle risposte, il percorso offre un palinsesto di esperienze italiane e internazionali. Si chiama Cucullus, una stanza luminosa con un grande telaio di corde nere e bianche che invitano alla riflessione. E’ la camera dell’anima prodotta dalla Scuola superiore d’arte applicata del Castello Sforzesco su progetto di Pamela Campagna. Da Taiwan arriva invece una proposta per rendere più facile i rapporti in una casa ma anche nelle città puntando su un solo elemento: la scala, intesa come ponte tra spazi e persone.
 La Nuova Accademia di Belle arti riparte dal concetto di casa popolare con tutta la ricchezza che queste realtà comportano di interazione, spazi comuni, socializzazione. Poi ci sono le soluzioni per chi condivide l’abitazione con sconosciuti (l’isolamento acustico, la divisione degli spazi) o la casa vista da chi è malato di Alzheimer, con la sua necessità di un ambiente protetto, non progettato da altri ma in cui si ritrova, o chi in casa ci lavora.
 Ma anche la casa studiata a misura degli animali. Da Politecnico Milano, Saperlab e Abc arriva la proposta di moduli componibili Struttura-Natura: progettazione computazionale e sistema di manifattura avanzata. Per ancora tre settimane i visitatori potranno interagire e vivere direttamente le nuove esperienze abitative e aggiungere le loro. Diversi spazi sono stati adibiti a laboratori. Come quello sui “Lari”, figure degli spiriti dei defunti tenuti in casa come protezione, reinerpretati in chiave moderna dalle statuette di terracotta a immagini tridimensionali o piccoli robottini creati con nuovi materiali.